Compro questo romanzo attratto dalla fascetta promozionale che riporta un commento entusiasta di Bret Easton Ellis, autore che amo. Non che mi aspettassi di trovare qualcosa di simile al sensazionale "Le Schegge", ma quantomeno qualcosa che gravitasse anche tangenzialmente in quell'universo. L'inizio sembra promettente: una storia di un'agente dell'agente FBI sotto copertura che si infiltra in una comune ecologista in Francia per monitorare un gruppo di "antagonisti" che organizzano proteste contro piani politici per infrastrutture in zone agricole. Il protagonista vero, però, è il guru della comune che vive in una grotta, di cui si sa tutto e nulla e che non si vede mai. Parla per e-mail e "oracoli" antropologici ma ogni sua riflessione è una di quelle frasi che sembrano profonde solo perché scritte in corsivo. La tensione che dovrebbe esserci in un thriller non pervenuta. Dopo 1/3 di pagine in cui uno cerca di confidare nel fatto che la storia prima o poi decollerà, ci si trova davanti all'ennesimo schema di riunioni, riflessioni pseudo-filosofiche spicciole e il tormentato nichilismo da salotto della nostra impavida (o forse no) agente sotto copertura. Un ritratto dell'europa (Francia e Italia) infarcito dell'insopportabile boria USA, che pensano di conoscerci e averci capiti ma che cadono nei soliti cliché per cui l'ambientazione europea viene probabilmente scelta come sfondo per dare quella patina "esotica" ai lettori americani. L'ho finito tutto sommato velocemente perché, quantomeno, lo stile della Kushner è scorrevole. Mi aspettavo un romanzo tagliente e invece è una palude lenta e pretenziosa dove le riflessioni esistenziali sono insipide quasi quanto la descrizione dell'europa. Il classico romanzo che finisci e ti domandi "e quindi?". Inconcludente.
Il lago della creazione
Ispirato ad alcune vicende reali di infiltrazione poliziesca e persecuzione giudiziaria contro l'attivismo ecologista, l'ultimo romanzo di Rachel Kushner, da sempre interessata alla storia della controcultura e dell'antagonismo politico, ci regala una prospettiva inedita da cui contemplare i conflitti del nostro tempo: lo sguardo algido e malinconico, alienato eppure struggente, di una nemica, e ci spinge a domandarci: e se fosse il nostro stesso sguardo?
«È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo.»
«Kushner abita la prospettiva della spia con una finezza cosí inquietante che si percepisce quanto si stia divertendo. Il vero agente segreto è lei» - The Washington Post
«Sadie Smith», la protagonista di questo libro, non si chiama veramente Sadie Smith. Il suo vero nome non lo sapremo mai, ma quel che sappiamo è che Sadie è una giovane spia, un'ex agente dell'Fbi incaricata da non meglio precisati «contatti» di indagare su un gruppo di anarchici, i Moulinard, insediati in una comune agricola nel sudovest della Francia. I Moulinard, in lotta contro il progetto di un gigantesco bacino idrico agroindustriale che rischia di dissestare l'ecosistema della valle e spazzare via i contadini locali, si ispirano agli insegnamenti di Bruno Lacombe, un eccentrico "maître à penser" postsituazionista, ex sodale di Guy Debord, che si è ritirato a vivere in assoluto isolamento nelle grotte della regione, da cui esce solo per inviare ai suoi accoliti e-mail in cui espone una visione del mondo radicalmente anticapitalista e antimoderna. Come sarebbero andate le cose, si domanda Lacombe, se ad avere la meglio nella lotta evolutiva per la sopravvivenza non fosse stato l'"Homo sapiens", «il bullo interglaciale che ha plasmato il mondo in cui siamo intrappolati», ma l'uomo di Neanderthal, ben piú capace di contemplare le stelle e di sognare, ovvero di «rendere visibile l'invisibile»? La missione di Sadie è dimostrare che i Moulinard sono responsabili di atti di sabotaggio e azioni violente, o se necessario spingerli in quella direzione infiltrandosi tra loro, il che non è un problema per la cinica e scafata spia statunitense, che disprezza quello che considera l'ingenuo idealismo dei gauchiste, coglie impietosamente le loro contraddizioni ed è disgustata dalla scarsa virilità del mellifluo Lucien. Piú difficile per lei è restare indifferente al fascino sovversivo di Bruno Lacombe, con cui condivide la fiera durezza di carattere e una profonda solitudine esistenziale. Sadie finirà cosí per imparare da Lacombe a scrutare nel buio, e a «salutare e guardare scomparire» i fardelli che per tutta la vita si è portata dietro. Ispirato ad alcune vicende reali di infiltrazione poliziesca e persecuzione giudiziaria contro l'attivismo ecologista, l'ultimo romanzo di Rachel Kushner, da sempre interessata alla storia della controcultura e dell'antagonismo politico, ci regala una prospettiva inedita da cui contemplare i conflitti del nostro tempo: lo sguardo algido e malinconico, alienato eppure struggente, di una nemica, e ci spinge a domandarci: e se fosse il nostro stesso sguardo?
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Autore:
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Traduttore:
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Collana:
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Andrea L. 08 luglio 2026Il lago dell'inconcludenza
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Cinzia 29 maggio 2026
Sicuramente un libro ben scritto, però la trama e i personaggi non mi hanno emozionato,tutto un po' freddo e piatto.
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