Il custode - Niccolò Ammaniti - copertina
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Letteratura: Italia
Il custode
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Descrizione

«È come se Ammaniti avesse spostato il baricentro dal realismo sporco degli anni Novanta a una dimensione più simbolica, senza però rinunciare alla concretezza dei corpi, delle pulsioni.» - Cristina Taglietti, La Lettura

«Niccolò Ammaniti racconta il presente nel modo più potente e realista possibile.» - Teresa Ciabatti


«Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno».

Niccolò Ammaniti scrive il suo romanzo d’amore più pauroso, scavando nei desideri nascosti di un adolescente, Nilo Vasciaveo, che con la sua famiglia custodisce un segreto antico e letale.

In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L’arrivo in paese di Arianna – giovane donna bella e alla deriva – e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare.

Dettagli

5 marzo 2026
176 p., Brossura
9788806255145

Valutazioni e recensioni

  • SerenaFiorentino
    Mitologico

    Mentre in molti autori il degrado sociale resta cronaca, in Ammaniti diventa materia narrativa quasi epica. Non perché lo abbellisca, ma perché riesce a mostrarne la dignità nascosta, quella che resiste sotto la polvere, l’odore di muffa, le periferie morali. In questo romanzo la mitologia filtra dentro la marginalità più sciatta. È come se Ammaniti facesse due operazioni contemporaneamente: abbassa il mito trascinandolo dentro case disordinate, famiglie disfunzionali, paesi sonnacchiosi e alza il quotidiano illuminandolo con una dimensione archetipica, quasi sacrale. Ammaniti non guarda mai gli “ultimi” dall’alto. Non c’è pietismo sociologico. C’è piuttosto un affetto feroce, quasi carnale, per l'umanità disordinata. Per questo riesce a rendere poetico lo schifo della quotidianità, senza ripulirlo. La ”cosa custodita" è metafora del peso delle eredità familiari che imprigionano i figli, è qualcosa che ti viene consegnato senza che tu lo abbia scelto, ma che pretende da te fedeltà assoluta. E Ammaniti racconta proprio questo passaggio: il momento in cui i figli scoprono che il mondo degli adulti non è una casa ma una gabbia costruita prima di loro. Nel romanzo, la custodia diventa tradizione che divora il futuro, lealtà familiare che si confonde con il ricatto, identità che non nasce da una scelta ma da un obbligo. E, paradossalmente, Ammaniti riesce a rendere poetica anche questa cosa terribile: la vita che continua non perché sia giusta, ma perché nessuno riesce davvero a interromperla.

  • Gnt@

    Il romanzo è costituito da un’importante ricchezza tematica: la crescita adolescenziale, il peso dell’eredità familiare, il rapporto con il mistero, la paura dell’ignoto, il desiderio di emancipazione, ma anche la presenza ingombrante dei media contemporanei e delle nuove tecnologie nella vita quotidiana.

  • Gaia
    Da non perdere

    Devo ammettere che sono di parte. Tutti i libri di Ammaniti mi sono piaciuti, se poi ambienta una storia in uno sperduto paesino della Sicilia dove mitologia e modernità si intrecciano (sono poi così distanti?), con protagonista un ragazzino che sta iniziando ad affacciarsi alla vita e un segreto prodigioso nel bagno...bhè come non rimare catturati. Si legge tutto in un fiato, ma rimane nei pensieri molto a lungo.

Conosci l'autore

Foto di Niccolò Ammaniti

Niccolò Ammaniti

1966, Roma

Niccolò Ammaniti è uno scrittore italiano. Ha esordito nel 1994 con il romanzo Branchie (1997). Nel 1995 ha pubblicato il saggio Nel nome del figlio, scritto con il padre Massimo, e nel 1996 la raccolta di racconti Fango. Suoi racconti sono usciti nelle antologie Gioventù cannibale (1996) e Tutti i denti del mostro sono perfetti (1997). I suoi libri sono stati tradotti in francese, tedesco, spagnolo, greco e russo. È del 1999 Ti prendo e ti porto via, mentre nel 2001 pubblica per Einaudi Io non ho paura (diventato nel 2003 un film di Gabriele Salvatores).Niccolò Ammaniti si è poi dedicato al fumetto, genere che ha contribuito a formare lo stile narrativo dello scrittore. Fa un pò male è il libro pubblicato nel 2004 che contiene...

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