L'arte di correre è un po', come quella di scrivere, l'arte di vivere. Murakami non la definisce la sua biografia, perché, secondo lui, non avrebbe il giusto spessore, preferendo una più azzeccata qualifica di "memorie". Non si può certamente contravvenire all'interpretazione autentica dell'Autore, ma, in ogni caso, si tratta di un diario di viaggio di una profondità eccezionale, che racconta, apertamente, un aspetto specifico della personalità del suo protagonista: la passione per la corsa, per le maratone e per il triathlon, come esercitazione costante, metodica, per "dare il meglio nella scrittura". Questa è una raccolta di cronache di episodi sportivi, che si svolgono sostanzialmente in un triennio e che rappresentano una sorta di autoritratto, dello scrittore-maratoneta, ma anche, per estensione, della condizione umana. Nella maratona, come nella vita, servono determinazione e perseveranza, costanza e metodica, assunzione di responsabilità e tendenza al miglioramento: la vera corsa, in fondo, deve essere su se stessi, non sugli altri. Poi, serve saper gestire gli imprevisti. La vita è come viene, dobbiamo rassegnarci e accettarla, a prescindere da ragioni e circostanze. Dobbiamo mettere in conto che, purtroppo, nella realtà, le cose non sempre vanno come si vorrebbe; che quando avremmo bisogno di risposte chiare, possano arrivare cattive notizie, ad amplificare i nostri dubbi. L'importante, però, è mantenersi in allenamento, continuare a correre, guardare avanti e verso se stessi. Imparare sempre qualcosa di concreto, specialmente dagli errori. Parola di Murakami Haruki, scrittore (e maratoneta), che, "se non altro, fino alla fine non ha camminato".
L'arte di correre
«Mi viene spesso chiesto a che cosa penso quando corro. Di solito la gente che mi chiede questo non ha mai corso lunghe distanze. Indugio sempre su questa domanda.
A che cosa penso esattamente quando corro? Non ne ho idea. Nei giorni freddi credo di pensare un po’ a quanto freddo faccia e nei giorni molto caldi al calore. Quando sono triste penso un po’ alla tristezza. Quando sono felice penso un po’ alla felicità. Come ho accennato prima, ho anche ricordi casuali. Occasionalmente, quasi mai a dire il vero, mi viene un’idea da usare per un romanzo. Ma davvero, mentre corro non penso a niente che sia degno di essere menzionato.
Semplicemente corro. Corro in un vuoto. O forse dovrei metterla in un altro modo: corro in modo da acquisire un vuoto. Ma come potreste aspettarvi, ogni tanto un pensiero scivola dentro questo vuoto. La mente non può essere completamente assente. Le emozioni degli esseri umani non sono abbastanza forti e costanti da sostenere il vuoto. Ciò che intendo dire è, che i tipi di pensieri e idee che pervadono le mie emozioni mentre corro rimangono subordinati a quel vuoto. Privi di contenuto, essi sono dei pensieri casuali che si radunano intorno al quel vuoto centrale.
I pensieri che mi raggiungono mentre sto correndo sono come nuvole nel cielo. Nuvole di tutte le dimensioni. Vanno e vengono, mentre il cielo rimane il solito cielo di sempre. Le nuvole sono semplici ospiti nel cielo, che passano e svaniscono, lasciandosi dietro il cielo. Il cielo esiste e non esiste, esso ha sostanza e al tempo stesso non ne ha e noi mestamente accettiamo quella vastità e ne siamo affascinati.»
«Una curiosità: la musica è una componente costante negli allenamenti di Murakami, così come lo è nei suoi romanzi. Tra gli altri, nel suo lettore di MiniDisc troviamo Lovin’ Spoonful, Red Hot Chili Peppers, Gorillaz, Beck, Creedence Clearwater Revival, Beach Boys, Carla Thomas, Otis Redding.»
dalla recensione di Wuz.it
Quando, nel 1981, Murakami chiuse Peter Cat, il jazz bar che aveva gestito nei precedenti sette anni, per dedicarsi solo alla scrittura, ritenne che fosse anche giunto il momento di cambiare radicalmente abitudini di vita: decise di smettere di fumare sessanta sigarette al giorno, e - poiché scrivere è notoriamente un lavoro sedentario e Murakami per natura tenderebbe verso una certa pinguedine - di mettersi a correre. Da allora, di solito scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri. Qualche anno più tardi si recò in Grecia dove per la prima volta percorse tutto il tragitto classico della maratona. L'esperienza lo convinse: da allora ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni, ma anche a una ultramaratona e a diverse gare di triathlon. Scritto nell'arco di tre anni, "L'arte di correre" è una riflessione sulle motivazioni che ancora oggi spingono l'ormai sessantenne Murakami a sottoporsi a questa intensa attività fisica che assume il valore di una vera e propria strategia di sopravvivenza. Perché scrivere - sostiene Murakami - è un'attività pericolosa, una perenne lotta con i lati oscuri del proprio essere ed è indispensabile eliminare le tossine che, nell'atto creativo, si determinano nell'animo di uno scrittore. Al tempo stesso, questo insolito libro propone però anche illuminanti squarci sulla corsa in sé, sulle fatiche che essa comporta, sui momenti di debolezza e di esaltazione che chiunque abbia partecipato a una maratona avrà indubbiamente provato.
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Autore:
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Traduttore:
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Collana:
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Edizione:1
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Anno edizione:2013
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Antonio Poso Zurlo 20 giugno 2026
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Blu 17 giugno 2026Solo per fan dell'autore
In questo libro Murakami, attraverso il racconto della sua passione per la corsa, ci racconta un po' di se stesso. Non scende mai troppo nel personale, ma è comunque un modo per conoscerlo un po' di più. Lo consiglio solo ai suoi fan più sfegatati, per gli altri, secondo me, è una lettura che si può tranquillamente evitare.
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MARCO 06 gennaio 2026Meravigioso
Libro super consigliato
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